| I Vescovi Cattolici del Sud Sudan hanno espresso profonda preoccupazione per il protrarsi dei conflitti violenti nel paese, attribuendoli all’uso improprio dell’azione militare a scapito del dialogo per affrontare le sfide socio-politiche.
In una dichiarazione congiunta rilasciata dopo il loro incontro plenario annuale della Provincia Ecclesiastica di Juba (7-11 luglio), i leader della Chiesa hanno lamentato un’escalation di violenza e insicurezza nei mesi scorsi del 2025, che sta gettando la popolazione in “paura, sfollamento, sofferenza e disperazione”. Hanno sottolineato che questi episodi sono diretta conseguenza della mancata implementazione delle disposizioni di sicurezza stabilite nell’Accordo di Pace Revitalizzato del 2018 (R-ARCSS). I Vescovi hanno denunciato “bombardamenti aerei, imboscate armate, scontri mortali, rapimenti, stupri” e la “riduzione dello spazio civico e le restrizioni ai media”, che stanno lacerando le comunità e causando immense sofferenze. Tutto ciò dimostra una mancanza di “passi concreti per la pace e la riconciliazione”. Per affrontare la crisi, i leader cattolici chiedono “l’accesso umanitario immediato e senza impedimenti” in tutte le zone di conflitto, la creazione di “corridoi protetti per la consegna degli aiuti” e l’esenzione fiscale sui beni umanitari. Richiamando le parole di Papa Francesco durante la sua visita ecumenica del febbraio 2023 in Sud Sudan (“È tempo di pace!… Basta spargimenti di sangue, basta conflitti, basta violenza”), i Vescovi hanno ribadito l’urgente necessità di “voltare pagina” e mettere in pratica tali principi per far sì che il Sud Sudan sia “un buon paese tra la comunità delle nazioni”. Leggi l’articolo originale su ACIAFRICA |
Date Published:14 July 2025 Author:Alice, Officer
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